Dal dato alla decisione: il metodo come leva di crescita nella logistica moderna .

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23 Gennaio 2026

La Domanda che Nessuno Fa a Gennaio: Quanto Costa Davvero il Tuo Piano Strategico?

L’errore più comune a inizio anno? Pianificare senza misurare.

Ogni gennaio, le aziende sono attraversate da una prevedibile ondata di effervescenza strategica. Si organizzano meeting, si definiscono nuovi budget e si mettono a punto piani ambiziosi per l’anno appena iniziato. È un rituale fondamentale, ma nasconde una trappola metodologica in cui cadono quasi tutti: la fretta di pianificare il futuro, senza una rigorosa misurazione del presente.

Si stabiliscono obiettivi nobili ma generici – “migliorare l’efficienza”, “ridurre i costi” – che però fluttuano nel vuoto, privi di un solido ancoraggio numerico. Sono traguardi scritti sulla sabbia, destinati a essere spazzati via alla prima mareggiata operativa.

Dalla carta alla realtà: i primi scricchiolii del piano

Il punto di rottura arriva puntualmente con il primo trimestre. È il momento in cui l’entusiasmo iniziale si scontra con la realtà dei processi quotidiani e il piano inizia a mostrare le prime crepe. Ci si rende conto che, per quanto ben disegnato, non era fondato su una diagnosi reale. Non si sa quali leve muovere per “ridurre i costi”, perché non si è mai misurato con precisione cosa genera quei costi. Il risultato è un rapido disallineamento tra strategia e operatività, che porta a frustrazione e a un inevitabile abbandono del piano stesso.

Il metodo corretto: prima la diagnosi, poi la strategia

L’approccio corretto inverte radicalmente questa sequenza. Una strategia di successo non parte da un obiettivo, ma da una diagnosi. Il nostro primo passo in MDL non è mai chiedere “dove volete arrivare?”, ma “dove siete, esattamente?”. Attraverso l’analisi dei dati, stabiliamo una fotografia oggettiva e numerica delle performance attuali. Solo una volta che la misurazione ha messo in luce le vere aree di debolezza e di forza, si può passare alla pianificazione. A questo punto, l’obiettivo non è più un vago “migliorare”, ma un preciso “intervenire sul processo X, che incide per il 30% sui ritardi, per ridurli del 15% entro 6 mesi”.

Dalla diagnosi al ROI: la domanda su costo e beneficio

Una volta identificati gli interventi possibili, la discussione strategica si sposta su un piano ancora più concreto. Le domande chiave diventano: “Qual è l’obiettivo più profittevole da perseguire?”e, soprattutto, “Quanto ci costa, in termini di risorse, tempo e investimenti, raggiungerlo?”. Questo sposta la pianificazione da un esercizio di stile a una vera e propria analisi di business case, dove ogni obiettivo è soppesato in base al suo potenziale ritorno sull’investimento (ROI).

Chiudiamo con una riflessione

In sintesi, pianificare è essenziale, ma iniziare l’anno formulando obiettivi senza aver prima misurato le performance è il modo più sicuro per garantire che quel piano rimanga sulla carta. Non è una strategia: è una scommessa. E la domanda che ogni manager dovrebbe porsi è: ve la sentite di scommettere sul vostro 2026?